<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865</id><updated>2012-02-16T07:07:56.161-08:00</updated><title type='text'>DecidereLaSpezia</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Il Team di Dec!dereGenova</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12460022411998254745</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-2423665467504802230</id><published>2008-06-18T07:30:00.000-07:00</published><updated>2008-06-18T07:31:28.819-07:00</updated><title type='text'>Da Pensalibero</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id91"&gt;&lt;br /&gt;Intercettazioni: ma quale attentato alla libertà di stampa?!&lt;br /&gt;&lt;a title="PDF" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=22141','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=22141" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Stampa" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=22141&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=22141&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="E-mail" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=22141&amp;amp;itemid=99999999','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=22141&amp;amp;itemid=99999999" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Nicola Cariglia   &lt;br /&gt;mercoledì 18 giugno 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...Se c’era bisogno di una prova dello stato di profonda crisi in cui versa la stampa in Italia, le associazioni dei giornalisti, tutte, l’hanno fornita con le proteste sulle limitazioni previste alla pubblicazione delle intercettazioni dal disegno di legge del governo. Le argomentazioni, nel merito e nel metodo sono assai simili a quelle delle associazioni dei magistrati: senza intercettazioni, avevano detto le toghe, non si sarebbero scoperti molti gravi reati: corruzione, aggiotaggio, malasanità, etc., che hanno indignato ultimamente la pubblica opinione. Senza intercettazioni, dicono i rappresentanti dell’ordine, del sindacato, e di altre associazioni giornalistiche, non avremmo potuto informare e la gente non avrebbe potuto sapere.Vale per i giornalisti ciò che abbiamo scritto per i magistrati: è falso. Ed anche più grave rispetto all’ammissione dei magistrati che le indagini ormai si fanno solo intercettando e incentivando, con moneta sonante ed altri benefici, i “pentimenti”. Perché la professione giornalistica è (o dovrebbe essere) ben altro che attendere le soffiate, sempre interessate, come tutti sappiamo, della polizia, dei pubblici ministeri, degli ambienti della finanza, dei ministri o degli assessori. Il giornalista dovrebbe innanzitutto muoversi di propria iniziativa, vagliare le fonti e cercare di fornire informazioni complete, non parziali e di parte come sono quelle spifferate da chi ha interesse e ne sceglie tempi e modi.Prendiamo anche noi gli esempi citati in questi giorni, che si riferiscono soprattutto alle scalate bancarie di tre anni fa, con appendice di furbetti del quartierino, e all’incredibile e odiosa vicenda della “clinica degli orrori” di Milano. Cosa ci vogliono dare a intendere: che nessuno sapeva o poteva immaginare la “lotta per banche” che si stava svolgendo? Che i giornalisti che seguono le vicende economiche non avrebbero potuto, se liberi di farlo, avvicinarsi alla verità che è emersa tramite le intercettazioni ed anche ad altre verità che sono rimaste inesplorate? Come quella che vuole l’allora sconosciuto Ricucci aver tentato la scalata del Corriere della Sera per proprio conto contro la ferrea alleanza del sindacato di controllo che raggruppa la maggior parte del mondo industriale e finanziario italiano? E per quanto riguarda la clinica Santa Rita dove sono stati contestati cinque omicidi, si indaga su altri venti decessi sospetti e un centinaio di lesioni gravi dovute ad interventi operatori arbitrari, si vuole forse sostenere che senza intercettazioni una mostruosità simile può restare sommersa?La verità è un’altra. La professione è decaduta per molteplici ragioni: i bilanci che costringono a limitare gli organici e a utilizzare i giornalisti come passacarte, la formazione inesistente, le carriere che si sviluppano con l’appartenenza a cordate non solo politiche, la pressione asfissiante degli inserzionisti di pubblicità, gli interessi obliqui degli editori. E allora, ecco i giornali sempre più uguali fra loro; ecco i comunicati degli uffici stampa dei potenti che si fanno notizia, le inchieste che diventano sempre più rare. Ed ecco, di conseguenza, che se un cittadino qualsiasi ha qualcosa da segnalare non trova nessuno disposto ad ascoltarlo.La libertà di stampa è insidiata da questi mali, non dall’impossibilità di spiare e di sputtanare indiscriminatamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-2423665467504802230?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/2423665467504802230/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=2423665467504802230' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/2423665467504802230'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/2423665467504802230'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/06/da-pensalibero.html' title='Da Pensalibero'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-2864678735507373781</id><published>2008-06-18T07:18:00.000-07:00</published><updated>2008-06-18T07:19:30.098-07:00</updated><title type='text'>Dal Corriere della Sera</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id64"&gt;Il ritorno all'antico&lt;br /&gt;di Angelo Panebianco&lt;br /&gt;Non se ne sentiva la mancanza ma la notizia è ufficiale: è tornato il «regime» con annessi «attentati alla Costituzione » e «derive autoritarie». La sinistra dura e pura, quella che oggi vuole dare lo sfratto a Walter Veltroni per connivenza col nemico, torna agli argomenti di sempre. Mobilita persino (lo ha fatto l’Unità ieri) i «reporter europei» contro il divieto di pubblicare le intercettazioni. È un dettaglio irrilevante, naturalmente, il fatto che nessuno di quei reporter europei (come i pubblici ministeri dei relativi Paesi) abbia mai potuto fare l’uso delle intercettazioni che si è fatto fin qui in Italia. La difesa del circo mediaticogiudiziario viene assimilata alla difesa della libertà di stampa.&lt;br /&gt;Per inciso, chissà come si deve sentire Luciano Violante, nonostante l’autorevolezza di cui ha sempre goduto a sinistra sui temi giudiziari: avendo detto cose assai diverse da quelle che dice la «sinistra anti-regime», rischia di essere trattato da traditore. La battaglia anti-regime ha fatto male alla sinistra in passato. È stata una strada politicamente fallimentare. Se verrà imboccata di nuovo (e ce ne sono i segnali) farà ancora male alla sinistra. E anche alla democrazia italiana. Il paradosso è che la mobilitazione anti-regime non avviene in un Paese che soffre di iper-decisionismo ma del suo esatto contrario, di un’insuperabile debolezza decisionale. Nel 2001 Berlusconi aveva, sulla carta, una fortissima maggioranza ma questo non impedì che la sua azione venisse continuamente bloccata dai veti incrociati. L’illusione ottica si è ripresentata dopo le ultime elezioni.&lt;br /&gt;La vittoria del centrodestra è stata così netta da far pensare che nulla avrebbe potuto impedire a Berlusconi di governare con vero piglio decisionista. Ma non può essere così in un sistema politico come il nostro. L’illusione ottica si sta dissolvendo. Il governo appare già oggi indeciso a tutto. Basti guardare alla girandola di norme che vengono inserite nei decreti (a immediata operatività) e, un istante dopo, ne escono per essere trasferite dentro disegni di legge: in un sistema indecisionista come il nostro, trasferire una norma da un decreto a un disegno di legge significa farla uscire dall’agenda politica. Prima che se ne discuta di nuovo, campa cavallo. A differenza di quanto accade in altre democrazie, in Italia ottenere grandi consensi elettorali e disporre di una grande maggioranza non garantisce la capacità decisionale del governo. Nonostante le differenze fra il governo Berlusconi e il governo Prodi (minor numero di partiti nella coalizione, maggioranza sicura in entrambe le Camere), non è detto che, in termini di capacità decisionale, a Berlusconi vada davvero molto meglio che a Prodi.&lt;br /&gt;Perché restano inalterati i problemi di fondo della nostra democrazia: i debolissimi poteri di cui gode il premier e un numero di poteri di veto, diffusi a tutti i livelli del sistema istituzionale, più elevato di quello di altre democrazie. Basti guardare, ad esempio, alla capacità che hanno certi settori della magistratura campana (il commissario De Gennaro è stato esplicito su ciò) di bloccare o rallentare l’azione governativa nella vicenda dei rifiuti. È strano, o perlomeno prematuro, che si accusi un sistema politico cronicamente malato d’indecisionismo di essere un regime.&lt;br /&gt;17 giugno 2008 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-2864678735507373781?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/2864678735507373781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=2864678735507373781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/2864678735507373781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/2864678735507373781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/06/dal-corriere-della-sera_18.html' title='Dal Corriere della Sera'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-3399362437816874753</id><published>2008-06-18T07:13:00.000-07:00</published><updated>2008-06-18T07:14:12.126-07:00</updated><title type='text'>Dal corriere della sera</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id52"&gt;Scuola, il tabù dei concorsi&lt;br /&gt;di Francesco Giavazzi&lt;br /&gt;Ha fatto bene il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, a porre la questione della motivazione, anche economica, degli insegnanti. Nessuna azienda privata penserebbe mai di aver successo con dipendenti sfiduciati, senza entusiasmo per il loro lavoro. Tanto meno la scuola che ha il compito di formare il capitale umano e sociale (cioè insegnare le regole di una convivenza civile), beni che non si producono senza motivazione, dedizione, orgoglio per il proprio mestiere. Sono pagati troppo poco i nostri insegnanti? A Milano forse sì, a Noto, dove la vita costa la metà, non so. Ma se gli stipendi fossero davvero così bassi, perché ci sono le code ai concorsi, perché cinquantamila precari premono per essere assunti nella scuola anziché cercare lavoro altrove?&lt;br /&gt;La realtà è che la scuola oggi offre un contratto perverso: un salario modesto in cambio di nessun controllo, neppure se l'insegnante è evidentemente incapace, neppure se passa da una assenza per malattia all'altra. Gli ottimi insegnanti, e sono moltissimi, in particolare negli asili e nelle scuole elementari, non lo sono per effetto di un sistema di incentivi ben disegnato. Sono semplicemente dei «santi». Questo, ognuno lo vede, non può essere il criterio sul quale fondare un sistema scolastico. Prima ancora di affrontare il problema dei criteri con i quali determinare le retribuzioni degli insegnanti, la scuola deve chiedersi se il modo in cui oggi li assume sia adatto a selezionare gli insegnanti migliori.&lt;br /&gt;Perché se si assumono le persone sbagliate non c'è alcun sistema di valutazione capace di rimediare a quell’errore. Persino le aziende di modesta dimensione oggi dedicano grande attenzione alla selezione del personale; e la scuola invece che fa? Si affida ai concorsi pubblici, un sistema palesemente incapace di evitare l'assunzione di persone che non dovrebbero fare gli insegnanti. In un concorso pubblico chi sceglie, cioè la commissione preposta al concorso, non subisce le conseguenze di una scelta sbagliata. Nella migliore delle ipotesi i commissari si limitano alla verifica dei requisiti formali, non si chiedono se il candidato sia adatto all'insegnamento, tanto meno all'insegnamento in una particolare scuola — né d'altronde potrebbero, dato che lo stesso vincitore è assegnato indifferentemente ad una scuola media di un quartiere ad alta immigrazione e difficili problemi di integrazione, o ad un liceo scientifico sperimentale in cui si insegna matematica avanzata.&lt;br /&gt;Il primo passo per una riforma della scuola è quindi l'abbandono dei concorsi pubblici e la loro sostituzione con un sistema in cui le assunzioni vengono decise da chi poi sopporta le conseguenze di un'eventuale decisione sbagliata, in primo luogo i presidi di ciascuna scuola. Come ha scritto Andrea Ichino su www.lavoce.info, il maggior limite del Libro Bianco sulla Scuola pubblicato dal governo Prodi è la sua reticenza sui concorsi, frutto di un'ideologia che fa fatica ad accettare che gli incentivi, il «mercato » possano funzionare meglio dello Stato. Spero che il nuovo ministro sia più coraggioso. Chiamiamoli pure concorsi locali, stabiliamo pure alcuni requisiti formali, ma lasciamo spazio ad una valutazione discrezionale da parte del preside; se vuole offrire un corso di biologia deve poter assumere, magari a tempo parziale, un dottorando biologo, non essere costretto ad accettare il primo della graduatoria che ha raggiunto quel posto solo per anzianità.&lt;br /&gt;Oltre ai casi di negligenza e assenteismo, anche un insegnante che si limita alla noiosa routine quotidiana crea un danno irreparabile perché viene meno al suo compito di formare un cittadino responsabile. Un bravo preside deve saper scoprire se il candidato sia un buon insegnante, talento che non tutti hanno in egual misura e che nessuna scuola di formazione professionale può insegnarti se non lo possiedi. Concorsi locali si svolgono da alcuni anni nell'Università, con risultati disastrosi. Ma l'errore, nell'Università, non è stata l'abolizione dei concorsi nazionali e la loro sostituzione con concorsi locali. L'errore è non aver accompagnato questa riforma con un serio sistema di valutazione. I presidi di scuola e le facoltà devono poter assumere gli insegnanti che ritengono più adatti, ma se sbagliano devono subire le conseguenze dei loro errori. Altrimenti, come accaduto nell'Università, assumeranno i raccomandati o i figli e i nipoti dei colleghi. La selezione e i poteri dei presidi devono evidentemente cambiare.&lt;br /&gt;Oggi i dirigenti scolastici sono di frequente burocrati senza potere: non è quindi sorprendente che siano spesso scadenti. Stabilizzare cinquantamila insegnanti precari, come il ministero si appresta a fare, è un errore che avrebbe conseguenze irreparabili sulla scuola. Magari sono tutti ottimi insegnanti, ciascuno il più adatto per la scuola in cui insegna, ma questo deve essere deciso dai presidi, non dall'automatismo delle graduatorie. La valutazione (obbligatoria per tutte le scuole, non effettuata a campione su poche scuole) è complemento essenziale dell'abolizione dei concorsi. Ma valutare le scuole senza averle prima poste nella condizione di scegliere i propri insegnanti non ha alcun senso. Né ha senso valutare le scuole senza aver prima introdotto maggior flessibilità nei percorsi di studio. Siamo davvero sicuri che il ministro o una commissione ministeriale siano capaci di scegliere i programmi migliori? Non funzionerebbe meglio—come dimostra l'esperienza dei Paesi anglosassoni e scandinavi — un sistema nel quale gli insegnanti, investiti della responsabilità di progettare i loro corsi, decidano che cosa insegnare e in che sequenza?&lt;br /&gt;Percorsi differenziati valorizzano la professionalità degli insegnanti. Introducono anche un po' di concorrenza fra le scuole e richiedono che le famiglie si informino sui percorsi offerti dalle varie scuole e sulla loro qualità. Allo Stato rimane il compito di valutare ex post. Oggi invece accade l'esatto contrario: nessuna autonomia degli insegnanti e nessuna, o quasi, valutazione conseguente. Il risultato sono i test PISA dai quali le scuole italiane (con importanti eccezioni, come le scuole del Trentino Alto Adige, della Valle d'Aosta e di alcune province lombarde) emergono fra le peggiori d'Europa. Ma la valutazione non basta, neppure se accompagnata da forti incentivi alle scuole migliori. Per essere efficace l'informazione sulla qualità deve essere disponibile alle famiglie e queste devono poter scegliere in che scuola iscrivere i propri figli.&lt;br /&gt;Il sistema dei «buoni scuola» che una famiglia può spendere nell’istituto che preferisce, pubblico o privato, può funzionare, purché accompagnato da verifiche indipendenti e severe. Altrimenti, come è accaduto in alcune regioni durante le esperienze effettuate dal ministro Moratti, i «buoni» sono solo un regalo alle scuole private che promettono facili promozioni (vedi Tullio Jappelli e Daniele Checchi su www.lavoce.info). Questa settimana il governo approverà un progetto triennale per i conti pubblici. Come sempre accade in queste occasioni, i vincoli di spesa imposti dal ministro dell'Economia si scontrano con i programmi dei suoi colleghi, in primis del ministro dell'Istruzione, dal quale dipende quasi la metà di tutti i dipendenti pubblici. L'esperienza di molti esercizi simili svolti da governi passati — incluso il precedente governo Berlusconi — è che in assenza di riforme radicali del modo di agire delle amministrazioni pubbliche questi numeri sono cifre scritte sull'acqua e presto dimenticate. Il ministro Gelmini difende la scuola, ma per essere credibile deve avere il coraggio di abbandonare il tabù dei concorsi pubblici.&lt;br /&gt;15 giugno 2008 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-3399362437816874753?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/3399362437816874753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=3399362437816874753' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3399362437816874753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3399362437816874753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/06/dal-corriere-della-sera.html' title='Dal corriere della sera'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-7406912409849668252</id><published>2008-05-30T13:11:00.000-07:00</published><updated>2008-05-30T13:13:01.245-07:00</updated><title type='text'>Su ALITALIA</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id11"&gt;&lt;br /&gt;Nella vicenda Alitalia, al di là delle chiacchiere, una cosa è certa: continuiamo a destinare soldi dei contribuenti a sostenere un carrozzone senza speranza.Con il primo decreto legge della nuova epoca consociativa, adottato in limine mortis dal governo Prodi sotto dettatura del vincitore alle elezioni, sono stati destinati ad Alitalia altri 300 milioni di euro.L'artificio del cosiddetto "prestito ponte" ha presto rivelato la sua vera natura di sussidio a fondo perduto: Alitalia è stata costretta dalla dimensione abnorme delle proprie perdite a considerare quel prestito come proprio capitale.Se mettiamo insieme i quattrini pubblici destinati all'Alitalia negli ultimi dieci anni, scopriamo che ci avremmo potuto comprare il controllo di una grande compagnia internazionale, quale ad esempio British Airways.Sotto il profilo del confronto con un utilizzo alternativo delle medesime risorse, il sostegno all'Alitalia si rivela quindi per quello che è: un gigantesco, irragionevole spreco.&lt;br /&gt;Ma c'è un altro aspetto rilevante: quello distributivo.Da dove vengono le risorse destinate ad Alitalia?Dalle tasche dei contribuenti. I quali in molti casi non usano affatto l'aereo, perchè non possono permetterselo. Tassando tutti per trasferire risorse ad Alitalia, si tassano quindi anche i contribuenti più poveri. Per trasferire le risorse a chi?Parte dei sussidi sono destinati a consentire ad Alitalia di pagare di più i propri manager. Che certo non hanno redditi talmente bassi da meritare un sostegno pubblico, e che certo in questi anni non hanno dato grandi prove di sè.Parte dei sussidi consentono ad Alitalia di pagare un po' di più i propri dipendenti. La maggior parte dei quali gode di redditi maggiori rispetto alla media dei contribuenti tassati per sostenerli.Infine, parte dei sussidi viene trasferito ai viaggiatori Alitalia, nella forma di un prezzo dei biglietti che, per quanto elevatissimo rispetto ai concorrenti potenziali, è inferiore a quello che Alitalia sarebbe costretta a praticare se non godesse dei sussidi. Ancora una volta, del trasferimento gode chi può permettersi l'aereo, a discapito di chi non può permetterselo. Ne è escluso chi si ingegna per cercare di volare con le compagnie low cost.&lt;br /&gt;Questa follia in nome di cosa? L'aria fritta (vettore nazionale, campione nazionale, compagnia di bandiera) nasconde in realtà cose più concrete: interessi concentrati (dipendenti, fornitori, creditori, clienti di Alitalia) che hanno il sopravvento sugli interessi diffusi, quelli della generalità dei contribuenti e dei consumatori.Provando a trarne una morale: molto spesso l'alterazione ad opera della politica dei meccanismi concorrenziali viene giustificata con l'esigenza di correggere le pretese iniquià distributive che sarebbero conseguenza di quei meccanismi. Quasi sempre, e sicuramente nel caso dei sussidi ad Alitalia, gli interventi della politica nostrana producono lo splendido effetto di ostacolare il funzionamento della concorrenza e di peggiorare la distribuzione dei redditi, come farebbe un Robin Hood con le polarità invertite.Ne soffrono, insieme, efficienza e giustizia. Se lasciamo fare a questa politica, il peggior mondo possibile "si può fare".&lt;br /&gt;TALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-7406912409849668252?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/7406912409849668252/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=7406912409849668252' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/7406912409849668252'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/7406912409849668252'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/05/su-alitalia.html' title='Su ALITALIA'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-6200802312917302093</id><published>2008-05-22T01:21:00.000-07:00</published><updated>2008-05-22T01:23:57.817-07:00</updated><title type='text'>CRONACHE DA MONTESILVANO</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id98"&gt;&lt;br /&gt;Cronache da Montesilvano&lt;br /&gt;&lt;a title="PDF" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=21851','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=21851" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Stampa" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=21851&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=21851&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="E-mail" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=21851&amp;amp;itemid=99999999','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=21851&amp;amp;itemid=99999999" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Luca Tentellini   &lt;br /&gt;Tuesday 20 May 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pescara&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id99"&gt;Negli  scorsi 17 e 18 maggio si è svolto a Montesilvano, presso Pescara, un Convegno della parte liberale del PdL. Eccone un breve resoconto. &lt;br /&gt;“Parlare di corrente nel Pdl sarebbe un’autentica sciocchezza. L’obbiettivo è costruire una rete ed imparare a fare squadra, evitando inutili personalismi concentrandosi invece sulle politiche concrete.” Così il direttore dell’Opinione, Arturo Diaconale, in conclusione del meeting di due giorni tenutosi in Abruzzo, a Montesilvano, che ha raccolto numerose personalità e militanti di area liberale provenienti da tutte le regioni italiane. Gli ha fatto eco Marco Taradash il quale, tratteggiando le linee guida di un percorso che vedrà la “parte liberale” del Pdl impegnata, già nelle prossime settimane, prima a Genova sul tema del libero commercio e poi a Roma per un confronto con la “parte liberale” del Partito democratico,  ha precisato: “Siamo e saremo militanti del Popolo delle libertà, un partito nuovo, tutto da costruire insieme, sotto l’indiscussa leadership di Silvio Berlusconi. Deve essere chiaro che il confronto interno al Pdl dovrà comunque sempre esitare e confluire in una politica unitaria, da tutti sostenuta e condivisa che viene incarnata nella persona del leader”. Taradash ha poi osservato che: “Se tanti sono convenuti qui, è evidente la nostra insopprimibile volontà di esprimere militanza politica e di ricostruire adeguati spazi e strumenti di apertura alla partecipazione diretta dei cittadini alla politica, che è risultata assente negli ultimi quindici anni.” La necessità di evitare che il costituendo Pdl veda il formarsi di fazioni interne è stata ripresa anche dal Peppino Calderisi, esponente dei Riformatori Liberali e deputato eletto nelle file del Pdl: “Abbiamo l’occasione storica di instituzionalizzare il bipartitismo delineatosi in quest’ultima tornata elettorale” Calderisi ha evidenziato che, con la modifica dei regolamenti parlamentari è subito possibile consolidare il nascente bipartitismo, un sogno a lungo coltivato. Bisogna invece guardarsi da improvvide riforme della legge elettorale e dalla reintroduzione del voto di preferenza che, nel quadro attuale, farebbe rinascere la passata frammentazione del sistema politico con il prevalere di correnti e fazioni interne ai partiti maggiori, le quali si spartirebbero ferocemente il finanziamento alla politica e le quote di potere. Il leader dei Riformatori e deputato Pdl, Benedetto della Vedova ha invece esposto il percorso che vedrà confluire l’esperienza dei “salmoni” nel Pdl mediante lo strumento di una Fondazione, un laboratorio politico liberale con il compito di praticare l’ermeneutica sulla base delle politiche concrete, in uno spirito di pragmatismo fattivo, con un occhio privilegiato all’economia e alla biopolitica. Della Vedova ha messo in guardia dalla velleitaria coltivazione delle “identità” e ha invitato a puntare sulla offerta politica concreta, la base sulla quale si costruiscono le leadership vincenti. Il quadro offerto da Della Vedova è di un liberalismo pienamente inserito nel Pdl e lealmente competitivo sul piano del confronto dialettico tra le migliori “offerte” politiche. I saluti ai convenuti, giunti dal Senatore Gaetano Quagliarello della fondazione Magna Charta, sembrano preludere ad un produttivo confronto e il messaggio interlocutorio del portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, segnala il rilievo politico del convegno di Montesilvano. Nel corso della “due giorni” della “Parte Liberale” Arturo Diaconale ha aperto i lavori sottolineando che, l’idea di uno scontro Tremonti versus i liberisti è una sciocchezza. “Sono la pluralità di voci e idee che devono circolare e noi ci dobbiamo rivolgere anche a coloro che liberisti o liberali non lo sono mai stati e dobbiamo convincerli che liberale è parte del percorso che deve compiere questo paese. Il nostro è un liberalismo realista; dobbiamo essere pragmatici e farci sentire per poter incidere, non possiamo non essere dentro il Popolo delle Libertà. Noi liberali siamo una parte determinante, come anche ha detto Berlusconi.” – Ha esordito Diaconale – “Si evitino i passati errori di individualismo e si faccia più lavoro di squadra. Sono i corpi intermedi che devono dare spessore ed alimentare il dibattito democratico nel paese e sollecitarlo per creare il materiale sul quale il Parlamento poi dovrà e potrà scegliere.” Diaconale e Taradash hanno poi richiamato  l’attualità politica, ove si scatena la stampa sulle nuove misure per la sicurezza, prima ancora che siano state prese, e si cerca di alimentare l’idea che questo governo sia animato da una vocazione forcaiola. Prima che se ne comprometta l’immagine si deve correggere questa distorsione e non si può sostenere che l’intervento di forza sia risolutivo per il problema sicurezza. Dagli interventi del Prof. Di Federico, di Mauro Mellini e di Emilia Rossi, è emerso che la Giustizia è il nodo principale che, se non viene sciolto, rischia di far affondare il paese. Ai partecipanti sono stati portati i graditi saluti del Senatore Andrea Pastore, coordinatore regionale di Forza Italia Abruzzo che ha tenuto a precisare: “Io credo che sia fortemente presente la cultura liberale in Forza Italia che è e rimane un partito liberale di massa e il Popolo della Libertà deve continuare ad esserlo.” Lo spirito che ha animato il dibattito generale, sembra confermare l’incipt di Marco Taradash: “Siamo persone che vogliono trovare il luogo per esprimere la volontà di partecipazione e di contributo. Il luogo di incontro tra liberali e moderati sia luogo dello stare insieme in una società per renderla più coesa ed anche più felice. Non vogliamo essere un contenitore chiuso; vogliamo partecipare alla costruzione del Pdl senza perdere l’identità e il conflitto di idee che crea coesione. Un partito moderno riesce a trovare il momento di coesione di mediazione nell’incontro avanzato di punti di vista diversi.”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-6200802312917302093?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/6200802312917302093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=6200802312917302093' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/6200802312917302093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/6200802312917302093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/05/cronache-da-montesilvano.html' title='CRONACHE DA MONTESILVANO'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-4548944550790549184</id><published>2008-05-21T12:30:00.000-07:00</published><updated>2008-05-21T12:31:44.786-07:00</updated><title type='text'>I clandestini esporiamoli in Spagna</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id24"&gt;Contrastare l'immigrazione clandestina con il codice penale è come spegnere un incendio con un ventaglio. Non serve a nulla, tranne che a dare lavoro agli avvocati (loro -io tra quelli- saranno contenti) ed agli uffici giudiziari e forze dell'ordine (che lo saranno meno).&lt;br /&gt;La questione fondamentale alla base del problema immigrazione clandestina non è impedire che i clandestini arrivino, è trovare un modo legittimo ed efficace per mandarli via se violano le nostre leggi.&lt;br /&gt;Infatti, non è possibile impedire che arrivino perché questa attività dovrebbero farla i Paesi da cui i clandestini partono che, ovviamente, sono Paesi su cui l'Italia non può esercitare alcun potere diretto. Certo, l'Italia può fare accordi con quei Paesi per favorire il contenimento dell'emigrazione, magari promuovendo investimenti che creino richiesta di lavoro locale, così che gli aspiranti migranti possano essere indotti a non partire, ma non molto di più.&lt;br /&gt;Quando i clandestini partono non si possono ricacciare indietro, per due ragioni: se i clandestini sono in aree internazionali, in mezzo al mare Mediterraneo e, come normalmente succede, si trovano su bagnarole che stanno a galla per miracolo, scatta l'obbligo di assistenza per le nostre navi militari, ed i clandestini sono necessariamente portati in salvo in Italia. Se, invece, i clandestini si trovano già in Italia, non si possono rimpatriare per il semplice motivo che, nella maggioranza dei casi, sono senza documenti di identificazione e, quindi, non vi è la prova della loro nazionalità. Senza la prova della nazionalità nessun Paese straniero li accetta e, dunque, non possono che restare in Italia.&lt;br /&gt;Come si vede, il problema è serio.&lt;br /&gt;Ma si può risolverlo, con il buon senso, ma occorre superare degli steccati ideologici.&lt;br /&gt;Il primo steccato ideologico è quello della punizione dell'immigrazione. Non serve a nulla, come già sottolineato. Chi emigra clandestinamente è, nella maggior parte dei casi, un disperato che non ha quasi nulla da perdere e non si farà certo impressionare dalla prospettiva di qualche mese in galera, vitto ed alloggio pagati.&lt;br /&gt;Il secondo steccato è quello del furto di lavoro ai danni dei lavoratori italiani. I lavori a cui ambiscono i clandestini sono, nella maggior parte dei casi, lavori che gli italiani non vogliono fare: braccianti agricoli, muratori, manovali, badanti e collaboratori domestici. Per questi lavori vi è una domanda superiore all'offerta sul mercato del lavoro e, quindi, ben vengano i lavoratori stranieri a soddisfarla.&lt;br /&gt;Superati gli steccati ideologici occorre il buon senso, e qui veniamo ad un punto critico, lo ammetto. La considerazione di partenza è che se non puoi combattere un avversario può essere conveniente allearcisi. L'applicazione di questo principio al caso specifico potrebbe essere quella di abolire qualsiasi tipo di barriera all'immigrazione, rendendo legale per tutti gli immigrati il soggiorno in Italia e consentendo a tutti di lavorare regolarmente, a condizione che gli stranieri immigrati si identifichino con documenti nazionali validi.&lt;br /&gt;In questo modo, essendo stati preventivamente identificati, gli immigrati potrebbero essere facilmente rimpatriati tutte le volte che fosse accertato che hanno commesso reati. Il problema della sicurezza sarebbe risolto: al reato accertato sarebbe possibile provvedere all'espulsione vera, e non alla pantomima dei decreti di espulsione che restano carta straccia.&lt;br /&gt;Senza contare che la regolarizzazione del lavoro di tanti immigrati inciderebbe positivamente sulle entrate dello Stato italiano.&lt;br /&gt;Non ci sono alternative, salvo un'idea ribalda e vendicativa: espulsione di tutti i clandestini in Spagna, visto che da quelle parti sono così bravi a trattare il problema. Potremmo farlo, approfittando del trattato di Schenghen che ha abolito i controlli alle frontiere: gli spagnoli non si accorgerebbero di niente, almeno per un po', chissà poi cosa farebbero con i nostri stranieri, immigrati a casa loro?&lt;br /&gt;Andrea Amati &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-4548944550790549184?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/4548944550790549184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=4548944550790549184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/4548944550790549184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/4548944550790549184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/05/i-clandestini-esporiamoli-in-spagna.html' title='I clandestini esporiamoli in Spagna'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-3897122831120449320</id><published>2008-05-14T09:15:00.000-07:00</published><updated>2008-05-14T09:17:22.315-07:00</updated><title type='text'>Importanti notizie!</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id49"&gt;&lt;br /&gt;Una “parte liberale” per il PdL&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Arturo Diaconale, Davide Giacalone, Marco Taradash   &lt;br /&gt;martedì 06 maggio 2008&lt;br /&gt;La grande vittoria della coalizione guidata da Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile consente di sperare in un governo stabile ed impegnato a dare risposte concrete sulla questione cruciale dell’Italia di oggi: come riavviare il percorso di modernizzazione del paese in tutti i settori dove lo Stato svolge un ruolo essenziale - infrastrutture, servizi, regole.&lt;br /&gt;Dalle grandi opere alla giustizia, alla sanità, al lavoro, alla formazione, il primo compito di un governo di impronta liberale dovrà essere quello di destrutturare tutto ciò che è pletorico, inefficiente, costoso e fa da barriera o freno all’espressione delle capacità individuali e delle risorse latenti nella società. L’affermazione del merito, della competenza, del rischio, è cruciale per la ripresa dell’economia e al tempo stesso per ricostruire una coesione sociale intorno a istituzioni oggi vissute come vincoli piuttosto che come giunture essenziali della comunità. Lo Stato appare oggi come una tassa ingiusta onnipresente e invadente. Ridimensionare lo Stato dove è abusivo apre la possibilità di rafforzarlo dove è necessario.In pratica, più stato essenziale, più mercato libero. Questo l’impegno fondamentale che la parte liberale del paese richiede al Popolo della Libertà e ai suoi alleati.Noi guardiamo con fiducia e ottimismo al nuovo governo. Ma abbiamo ancora più fiducia nei meccanismi di controllo e di impulso che possono garantire una partecipazione effettiva dei cittadini alla vita politica del paese. Per questo abbiamo visto con soddisfazione la nascita del Popolo della Libertà, come area d’incontro di tutti coloro che si richiamano, nella loro azione politica, agli assetti istituzionali liberaldemocratici e a una cultura politica volta a privilegiare l’affermazione e la difesa della libertà individuale in ogni campo e la solidarietà con le grandi democrazie liberali del mondo. Ma la politica è fatta di scelte concrete, di opere, di soluzioni. Politica è fare scelte. E sappiamo tutti che le scelte di fronte alle quali si troverà subito il nuovo governo non saranno indolori, spesso appariranno impopolari, provocheranno la reazione di tutti i gruppi di poteri minacciati dalla liquidazione di rendite e privilegi. Per questo riteniamo indispensabile per il successo dell’azione di governo che sia data voce all'interno del nuovo partito a quella “ parte liberale” della politica italiana che è già presente trasversalmente nelle forze politiche che hanno avviato la costituzione del PDL, ma che troppo spesso in passato è stata relegata, così come è avvenuto sul fronte opposto, in un ruolo più di testimonianza che di direzione. Oggi che si avvia il processo di costruzione formale del Popolo della Libertà vogliamo dare il nostro contributo a che nasca un soggetto aperto, ospitale, democratico ed in grado di assicurare a tutte le sue componenti di essere parte attiva nella costruzione di un futuro di libertà e di crescita per il paese. Senza una “parte liberale” è impossibile realizzare una “ rivoluzione liberale”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-3897122831120449320?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/3897122831120449320/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=3897122831120449320' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3897122831120449320'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3897122831120449320'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/05/importanti-notizie.html' title='Importanti notizie!'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-8222484896955514538</id><published>2008-03-11T09:38:00.000-07:00</published><updated>2008-03-11T09:40:06.407-07:00</updated><title type='text'>Liberali di tutta Italia, uniamoci!</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id51"&gt;&lt;br /&gt;Libertà senza Liberali&lt;br /&gt;&lt;a title="PDF" onclick="window.open(this.href,'win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.neolib.eu/index.php?view=article%3B&amp;amp;catid=1%3Anews&amp;amp;id=18%3Aliberta-senza-liberali&amp;amp;format=pdf&amp;amp;option=com_content&amp;amp;Itemid=2" rel="nofollow"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Stampa" onclick="window.open(this.href,'win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.neolib.eu/index.php?view=article&amp;amp;catid=1%3Anews&amp;amp;id=18%3Aliberta-senza-liberali&amp;amp;tmpl=component&amp;amp;print=1&amp;amp;page=&amp;amp;option=com_content&amp;amp;Itemid=2"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="E-mail" onclick="window.open(this.href,'win2','width=400,height=300,menubar=yes,resizable=yes'); return false;" href="http://www.neolib.eu/index.php?option=com_mailto&amp;amp;tmpl=component&amp;amp;link=aHR0cDovL3d3dy5uZW9saWIuZXUvaW5kZXgucGhwP3ZpZXc9YXJ0aWNsZSZpZD0xOCUzQWxpYmVydGEtc2VuemEtbGliZXJhbGkmb3B0aW9uPWNvbV9jb250ZW50Jkl0ZW1pZD0y"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Arturo Diaconale   &lt;br /&gt;martedì 11 marzo 2008 17:30&lt;br /&gt;Ci sono due modi per affrontare la questione della scomparsa di candidati dichiaratamente laici e liberali dentro il Pdl. Il primo è di scaricare la responsabilità dell’avvenimento sugli altri, cioè su i non liberali. E, quindi, di volta in volta, prendersela con il Cavaliere che definisce il Pdl il partito dei liberali e dei moderati e poi tutti candida tranne che gli uni e gli altri. Oppure denunciare il peso eccessivo di An che invece di pensare come un partito liberal-conservatore debba essere fondato sul giusto equilibrio tra le due componenti, cerca da sempre di imporre una sorta di egemonia conservatrice che limita e danneggia il Pdl.&lt;br /&gt;O, in alternativa, scaricare la responsabilità della faccenda sui collaboratori più stretti di Berlusconi, da Bondi a Cicchitto, da Verdini a Scajola, troppo preoccupati di selezionare dei fedeli gregari utili solo a premere senza fiatare i bottoni dei voti parlamentari per poter immaginare che la politica senza le idee produce solo disastri. O, per finire, accusare i cattolici del Pdl di aver liquidato la presenza liberale per compiacere le gerarchie vaticane desiderose di poter contare su un fronte moderato privo di possibili quinte colonne laiche. Questo primo modo di affrontare il fenomeno della cancellazione dei liberali dal Pdl è ricco di argomentazioni più che giuste. Addirittura sacrosante. Che potrebbero influire non poco sull’andamento della campagna elettorale e sull’esito del voto. Se, ad esempio, passa il messaggio che il prossimo Parlamento sarà pieno di mezze-calze al servizio del leader-monarca, c’è da prevedere un forte aumento dell’astensionismo.&lt;br /&gt;Perché votare per chi viene selezionato proprio in nome della propria mancanza di idee, di autonomia e di capacità politica? Così come se, ad esempio, si considera acquisito che i laici, anche quelli non laicisti, sono banditi dal Pdl, non ci si può stupire se poi una fetta di elettorato liberale, moderato e non confessionale non si sente più rappresentato dal partito del Cavaliere e decide o di non votare o di votare a dispetto. Ma questo primo modo di affrontare la questione, anche se pieno di spiegazioni convincenti, non esaurisce la risposta all’interrogativo sul perché la presenza dei liberali nel Pdl sia tramontata. Per chiarire completamente la faccenda c’è bisogno di un secondo modo. Cioè quello che chiama in causa i liberali stessi. Naturalmente questo non significa negare che il cesarismo berlusconiano e le sue conseguenze (così come, sul versante opposto, il cesarismo veltroniano) abbiano delle responsabilità precise nel fenomeno della sostanziale esclusione della politica dalla sua sede istituzionale naturale, cioè il Parlamento. Significa, però, mettere bene in chiaro che se un’area politica viene oscurata la colpa non può non ricadere anche sui suoi rappresentanti più significativi. Che per garantire se stessi hanno sempre evitato di dare corpo alla propria area politica. Ed in questo modo sono riusciti nel capolavoro non solo di liquidare l’area ma anche di far eliminare uno alla volta i liberali dal partito del Popolo della Libertà.&lt;br /&gt;Pubblicato su l'Opinione dell'11 marzo 2008&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-8222484896955514538?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/8222484896955514538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=8222484896955514538' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8222484896955514538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8222484896955514538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/03/liberali-di-tutta-italia-uniamoci.html' title='Liberali di tutta Italia, uniamoci!'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-7668434143044498212</id><published>2008-03-10T10:29:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T10:31:01.332-07:00</updated><title type='text'>spunti di riflessione per liberali in fuga</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id78"&gt;&lt;br /&gt;Amici liberisti siamo alle solite&lt;br /&gt;&lt;a title="PDF" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=21111','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=21111" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Stampa" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=21111&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=21111&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="E-mail" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=21111&amp;amp;itemid=99999999','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=21111&amp;amp;itemid=99999999" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Oscar Giannino   &lt;br /&gt;sabato 08 marzo 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...Cari quattro gatti di amici liberal-liberisti, e non vi adontate se dico che siete-siamo in quattro, visto che ci conosciamo tutti. Non vi piacerà quel che segue, ma lo dico lo stesso. Riflettete, prima di cadere nella solita trappola di mettersi in prima fila per dare a Tremonti del protezionista, autarchico, demestriano, neofascista. È la solita storia. Individualisti siamo. Nella lotta, rifiutiamo qualunque prassi tra noi solidale. Come invece fanno da sempre collettivisti e statalisti, abituati a stare spalla a spalla nel momento in cui si tratta di contarsi per decidere chi comanda. Di conseguenza, già pochi siamo, noi quattro gatti liberali e liberisti. E siccome ce le suoniamo tra noi quando bisognerebbe in qualche modo far fronte comune, gli altri vincono meglio. E godono, al vedere i liberal-liberisti che battibeccano pubblicamente tra loro, ognuno pronto a dire che l'altro non è liberale per niente e anzi è un'apostata che ha perduto senno e intelletto. E anzi, nell'Italia di oggi, gli "altri" - quelli a cui piace uno Stato iperinterventista e che non condividono l'impostazione individualista nel diritto naturale come la conseguente diffidenza verso lo Stato che tende a impicciarsi di tutto e soprattutto di ciò di cui non deve - sono maggioranza anche nei grandi giornali che in teoria si definivano "borghesi", prima di essere occupati e diretti dai maestri e figli della contestazione. Di conseguenza, "gli altri" godono in particolar modo nel dedicare improvvisamente titoli e paginate che di solito ai liberali negano, solo per riportare con più enfasi le accuse e le scomuniche che nella loro foga fratricida i liberali si lanciano l'un l'altro. Capita così su Corriere e Repubblica, capiterà sul Sole 24 ore. Ora, carissimi amici che siete intervenuti in questi giorni nel "dagli al Tremonti", caro Dario Antiseri, caro Alessandro de Nicola, carissimo fratello Alberto Mingardi – ci conosciamo tutti, appunto, e potrei continuare, peraltro per non molto a lungo, con Lo- renzo Infantino, Carlo Lottieri, Dino Cofrancesco e non troppi altri.... – carissimi tutti, possibile mai che non sia chiara la trappola in cui rischiamo di ficcarci? Siete tutti troppo intelligenti e raffinati per non capire che i pareri, le interviste e gli articoli che improvvisamente vi chiedono, per meglio dipingere Tremonti come un vecchio arnese dell'Iri nemico degli scambi internazionali, non sono affatto motivati dall'illuminare il lettore sulla preferibilità della scuola austriaca di Mises e Hayek, di quella scozzese di Adam Smith e Ferguson, o da quella americana di Public Choice o dell'Economic Analysis of Law. Lo sapete meglio di me, che le speculazioni dottrinarie che tanto ci sono congeniali non fregano un piffero secco, a chi è solo inteso a descriverci come un branco di intellettualini tanto altezzosi e presi dal senso della propria superiorità sul mondo da finire più facilmente di ogni altra cosa in rissa tra noi, prima che con gli altri. Già posso prevenire, a questo punto, molte delle vostre obiezioni. Mi pare di sentirle. Ma Tremonti ti paga, per questa sua difesa? No, per niente. Ma l'hai letto il suo La paura e la speranza , quando alcune delle conclusioni e analisi tremontesche non sono proprio quelle che scrivi ogni giorno su Libero e Liberomercato? Vero, anzi verissimo. E allora? Dove sta scritto che tra liberali bisogna omologarsi e marciare all'unisono? Ci sono da sempre, nel liberalismo, distinzioni anche fondamentali tra il ruolo da attribuire allo Stato in particolar modo di fronte ad alcune emergenze - e Tremonti ritiene che la crisi finanziaria in corso lo sia - o quando sono gli Stati stessi ad aver misurato male l'effetto di proprie decisioni, come avvenuto nel Wto sulla Cina. Qui casca l'asino, sento che alcuni di voi mi azzannano. Ma come fai a non capire, te e il tuo bel Tremonti, che in questi anni la Cina ha sorretto la crescita comprando dollari, e che oggi è già un'occasione più che una minaccia, col suo maximercato da miliardi di consumatori che si apre a tutti? E qui vi rispondo che forse il libro - come il precedente Rischi fatali, che su questo già anticipava tutto - allora forse non l'avete letto voi. Perché Tremonti non ha mai invocato la nostra chiusura al commercio cinese. Ha solo detto per tempo che la fretta con cui gli Usa vollero l'ingresso di Pechino nel Wto ha impedito di scandagliare fono in fondo il rispetto delle clausole di rispetto del mercato che si pretendono da ogni altro Paese. Col bel risultato che rispetto alle importazioni cinesi scorrette, tessili e di scarpe, è stata l'Europa ad adottare poi tardivamente sanzioni unilaterali e a tempo, proprio come diceva Tremonti prima. Tra gli applausi sui media italiani di chi prima accusava Tremonti di essere un autarchico antistorico. Per carità, direte a questo punto che se Tremonti mira a tener buono un po' di voto statalista, fatti suoi. Come quando Berlsuconi fa capire che Alitalia può restare pubblica. O quando non assicura un ministero a D'Amato perché in Confindustria i grandi gruppi lo odiano. Direte che queste sono preoccupazioni elettoralistiche di basso conio, alle quali gli intellettuali liberali veri non possono prestare orecchio. È proprio per questo, penso io, che alla fine, nei momenti topici della storia italiana, i liberali veri stavano a Losanna come Pareto invece di dare buone idee a Giolitti, o insegnavano in America come Bruno Leoni, o si dividevano tra crociani ed einaudiani. Senza contare mai un cappero, perchè grazie ale loro divisioni vincevano sempre gli altri. Che alla fine, se gli Ichino si candidano nel Pd e se Giavazzi e i Boeri fanno il tirassegno a Tremonti tale e quale fosse uno di Rifondazione, scusate, ma è proprio vero che non dipende dal fatto che noi liberali siamo incapaci di fare fronte comune? Che cosa terribile e spietata, il senso di sé come eterno viatico alla sconfitta. Da Libero&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-7668434143044498212?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/7668434143044498212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=7668434143044498212' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/7668434143044498212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/7668434143044498212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/03/spunti-di-riflessione-per-liberali-in.html' title='spunti di riflessione per liberali in fuga'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-5678106489108101318</id><published>2008-02-05T08:07:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T08:10:41.794-08:00</updated><title type='text'>Buone notizie da sinistra</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id49"&gt; Allego un articolo che esprime opinioni che mi paiono molto condivisibili&lt;br /&gt;Se la Cgil difende i blocchi stradali&lt;br /&gt;Scritto da Pietro Ichino   &lt;br /&gt;martedì 05 febbraio 2008 (Il Corriere della Sera)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'aprile scorso il nostro governo, in attuazione del principio costituzionale di pari trattamento per tutte le religioni, ha firmato sei nuove intese con altrettante comunità di culto italiane, tra le quali l'Unione buddista e l'Unione induista, in aggiunta a quelle stipulate in passato con altre comunità, come quella israelitica o la valdese.&lt;br /&gt;Ma nessuna di queste nuove intese è ancora potuta entrare in vigore, perché la necessaria legge di ratifica richiede una copertura finanziaria, per via delle esenzioni fiscali sulle donazioni dei fedeli. Pochissima cosa, s'intende: il minor gettito è stimato in poche centinaia di migliaia di euro. Ma il rigore innanzitutto! Anche i principi costituzionali e gli impegni assunti dal governo per attuarli devono mettersi in lista di attesa.Nel dicembre scorso alcune associazioni che rappresentavano una minoranza degli autotrasportatori italiani hanno proclamato uno sciopero per rivendicare alcuni benefici fiscali a favore della categoria. Se si fosse trattato soltanto di uno sciopero di quei camionisti, il Paese ne avrebbe subito un certo disagio, ma l'altra metà dei Tir avrebbe continuato a circolare insieme al resto del traffico su strada. Invece due o tre centinaia degli scioperanti, con qualche decina di blocchi autostradali ben piazzati, sono riusciti a paralizzare di colpo l'intero Paese. Per evitare danni colossali, il governo ha trovato subito 30 milioni da destinare alla categoria con la finanziaria (cui se ne aggiungono altri 40 promessi per il prossimo biennio), sottraendoli a un fondo destinato alla ricerca scientifica.Così vanno le cose nel-l'Italia di oggi: il blocco stradale è diventato il mezzo ordinario con il quale gli interessi di un gruppo possono imporsi sul bene comune. Ma un Paese che funziona in questo modo si condanna al collasso: è proprio con i blocchi stradali e ferroviari che, in Campania, viene sistematicamente impedita (anche in questi giorni!) l'attivazione di inceneritori e discariche. Poiché il comprensorio A in quel modo è riuscito a evitarla, questo ha legittimato a servirsi della stessa arma il comune B, poi la località C, e così via; finché l'intera regione è rimasta sepolta dall'immondizia. Dalla Campania viene un monito terribile per l'intero Paese.Per questo siamo rimasti di sasso leggendo l'articolo di fondo dell'ultimo numero dell'organo ufficiale della Cgil, che strapazza il presidente della Regione Friuli Riccardo Illy per avere egli sollecitato la denuncia dei responsabili di alcuni blocchi stradali attuati nel dicembre scorso da gruppi di lavoratori metalmeccanici in lotta per il rinnovo del loro contratto nazionale: «nessuna amministrazione regionale o locale era mai arrivata a tanto», tuona dalla prima pagina diRassegna sindacale il segretario friulano della Cgil, «neppure tra quelle rette dal centrodestra». Appunto. E ne vediamo le conseguenze.I sindacalisti che la pensano così non si accorgono che un accordo raggiunto in questo modo èsempre un accordo in qualche misura sbagliato: nasconde un meccanismo che non funziona, consentendo di eludere il problema. Ma alla fine il risultato rischia di essere rovinoso per tutti.&lt;br /&gt;Da:corriere.it&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-5678106489108101318?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/5678106489108101318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=5678106489108101318' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/5678106489108101318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/5678106489108101318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2008/02/buone-notizie-da-sinistra.html' title='Buone notizie da sinistra'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-1853413692661894754</id><published>2007-11-19T11:17:00.000-08:00</published><updated>2007-11-19T11:18:44.918-08:00</updated><title type='text'>Capezzone su Mr B.</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id15"&gt;&lt;br /&gt;Annuncio di Berlusconi. Capezzone: fatto nuovo e grande opportunità, l'Italia ha bisogno di rotture&lt;br /&gt;lunedì 19 novembre 2007 &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id16"&gt;&lt;br /&gt;A disposizione gli obiettivi di Decidere.net, la "rottura" liberale di cui l'Italia ha bisogno&lt;br /&gt;"Naturalmente, tutti attendiamo di sapere e capire di più dopo l'annuncio di ieri di Silvio Berlusconi. Ma quel che si può dire sin d'ora è che questa novità va salutata come una grande opportunità. In questo momento, infatti, contro la "gioiosa macchina da guerra" che va riorganizzandosi (sul piano politico, bancario, sindacale, giudiziario), e anche contro le molte tentazioni conservatrici che alimentano il dibattito politico italiano, serve proprio una iniezione di spirito liberale, riformatore, alternativo, come nel 1994. Per quanto mi riguarda, sono determinato a fare il possibile affinché gli obiettivi liberali del network Decidere.net siano a disposizione del nuovo soggetto politico annunciato da Silvio Berlusconi". Così Daniele Capezzone commenta la nascita del Partito del Popolo della libertà, annunciata da Berlusconi domenica scorsa.&lt;br /&gt;"Già la scorsa settimana si è verificato un fatto estremamente positivo, e cioè l'invito rivoltomi dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi a contribuire al lavoro dell'Officina, che ho accolto come un importante segno di attenzione. Ora, di tutta evidenza, siamo dinanzi ad un salto di qualità e ad uno scenario fortemente mutato, e secondo me in modo assai positivo, dopo la rilevante pagina nuova aperta da Berlusconi.&lt;br /&gt;A partire dal taglio delle tasse (che rappresenta, a mio avviso, la priorità delle priorità), desidero anch'io dare un contributo affinché il nuovo soggetto politico possa essere sintonizzato sulle esigenze di una parte rilevante della piccola e piccolissima impresa, degli outsider, dei non garantiti dal modello conservatore e immobilista incarnato dall'attuale Governo. E' la linea del "tassa e spendi" che va battuta, e va sostituita con la ricetta che in tutto il mondo ha successo: giù le tasse, giù la spesa. E' questa la "rottura" liberale di cui l'Italia ha bisogno.&lt;br /&gt;Intanto, complimenti a Forza Italia e al coordinatore Bondi anche per la mobilitazione di questi giorni, che ha coinvolto tanta parte del Paese: solo una politica autoreferenziale e introvertita può sottovalutare (o fingere di non comprendere) questi eventi".&lt;br /&gt;Se non parlassimo di cose serie, ci sarebbe quasi da sorridere della vera e propria pochade animata al Senato da Governo e maggioranza. Possono anche cavarsela, stavolta, per il rotto della cuffia, ma sono politicamente esauriti, starei per dire esausti.&lt;br /&gt;A questo punto, comunque vada il voto finale, sarebbe atto di saggezza che Governo e maggioranza andassero a casa. E a quel punto la strada maestra e' quella che conduce a ridare la parola agli elettori. Non credo che i cittadini troverebbero politicamente decoroso ne' protrarre l'agonia di questo Governo, ne' che qualcuno estragga dal cilindro un "governicchio" volto solo a perdere e far perdere tempo.&lt;br /&gt;Daniele Capezzone&lt;br /&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-1853413692661894754?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/1853413692661894754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=1853413692661894754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/1853413692661894754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/1853413692661894754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/11/capezzone-su-mr-b.html' title='Capezzone su Mr B.'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-8468999380025596003</id><published>2007-11-04T10:07:00.000-08:00</published><updated>2007-11-04T10:10:20.672-08:00</updated><title type='text'>Riflessioni razziste</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id58"&gt;Un ritaglio interessante dal quotidiano La Sampa.&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id59"&gt;&lt;br /&gt;Un rumeno non è tutti i rumeni&lt;br /&gt;&lt;a onclick="javascript:window.open('/cmstp/rubriche/stampa.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=3733','print','scrollbars=yes,resizable=yes,width=550,height=600');" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=3733&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a onclick="javascript:window.open('/cmstp/rubriche/posta.asp?indirizzo=%2F%5Fweb%2Fcmstp%2FtmplRubriche%2Feditoriali%2FgEditoriali%2Easp%3FID%5Fblog%3D25%26ID%5Farticolo%3D3733%26ID%5Fsezione%3D%26sezione%3D','mail','scrollbars=no,resizable=yes,width=350,height=350');" href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=3733&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione=#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/_servizi/piuvisti/piuvistigied.asp"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://adv.ilsole24ore.it/5c/www.lastampa.it/06/stampa2/news_giornale/1679905035/SpotLight_01///33653565656130663436303132373030" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;MICHELE AINIS&lt;br /&gt;La legge Mancino punisce con tre anni di galera l’istigazione all’odio razziale: a prenderla sul serio, metà dei politici italiani dovrebbe finire in gattabuia. Perché c’è una deriva razzista nella società italiana, e questa deriva viene ormai cavalcata da politici di destra e di sinistra, in cambio di qualche grammo di consenso a buon mercato. Così il delitto di un singolo diventa il crimine di un intero popolo. Così la sfida della globalizzazione viene affrontata negando allo straniero la sua stessa identità di uomo: ogni romeno è un rom, ogni rom è un tagliagole. Da qui l’assalto di una folla linciante a 48 zingari rinchiusi in un centro d’accoglienza cattolico a Pieve Porto Morone, durante lo scorso mese di settembre. Da qui le ronde, i pestaggi, i raid dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani. Noi, per lo più, non ci rendiamo conto del brodo razzista in cui nuotiamo. Perché il razzismo lentamente sta permeando la nostra cultura, i nostri atteggiamenti pubblici e privati, perfino le parole che usiamo per definire il mondo. Per dirne una, «extracomunitario» è un termine razzista, dato che non qualifica lo straniero in base alla sua comunità d’origine bensì solo alla nostra, alla comunità europea dalla quale lui è irrimediabilmente escluso. Ma è razzista anche il tg che racconta un incidente d’auto sparando la nazionalità dell’investitore quando si tratta d’un albanese o un tunisino, chiamandolo con nome e cognome se invece il colpevole è italiano. No, è pressoché impossibile accorgersi di un tumore che cova sottopelle. Tuttavia il medico da fuori può svelarlo e infatti nel 2006 la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza ha messo l’Italia all’indice, e altrettanto ha fatto il rapporto Amnesty 2007. Ecco perché c’è urgenza di rispolverare i principi della nostra civiltà giuridica. La responsabilità penale è personale, afferma l’articolo 27 della Costituzione. Significa che a uccidere è stato Romulus Mailat, non i 22 milioni di suoi connazionali. E d’altronde si deve a una romena l’immediata denuncia del colpevole. Ogni generalizzazione non è soltanto ingiusta, è anche a propria volta criminale, giacché restituisce fiato e corpo all’emergenza ebraica coniata dai nazisti. Pensateci: uno tra i delitti più efferati apparsi nelle cronache - quello del «canaro» - fu commesso da un italiano. Se è per questo, pure Al Capone aveva sangue napoletano nelle vene. Ma non è affatto lecito desumerne che gli italiani siano tutti delinquenti. Dovremmo rammentarcene, e dovremmo rammentarlo a chi ci rappresenta nel Palazzo. Il razzismo non è la soluzione per le nostre insicurezze. Al contrario: propaga odio, e quindi genera nuove insicurezze. &lt;a class="linkblu" href="mailto:micheleainis@tin.it"&gt;micheleainis@tin.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-8468999380025596003?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/8468999380025596003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=8468999380025596003' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8468999380025596003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8468999380025596003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/11/riflessioni-razziste.html' title='Riflessioni razziste'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-8954151917934425911</id><published>2007-10-25T11:58:00.000-07:00</published><updated>2007-10-25T11:59:43.527-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div id="ms__id39"&gt;Una nota a coté dell'affaire Mastella:&lt;br /&gt;Due sere fa, a "Porta a Porta", l'ex Ministro della Giustizia Castelli riferiva serenamente di avere "insabbiato" il  complicato dossier relativo alla grave situazione della Procura della Repubblica di Catanzaro, tenendolo sul proprio tavolo senza fare assolutamente nulla. Era una questione assai delicata, ha riferito l'ex Ministro, aggiungendo che il ministro di giustizia non ha l'obbligo dell'azione penale. Nessuno gli ha obiettato che se è pur vero che il ministro non ha l'obbligo dell'azione penale, ha tuttavia il dovere dell'azione ispettiva.&lt;br /&gt;A quella trasmissione vi era pure il ministro  Di Pietro, ormai l'unico politico a farsi paladino dell'autonomia della Magistratura. Si, perchè contro il principio cardine dello Stato Liberale, ovvero la separazione dei poteri e, dunque, anche e soprattutto la separazione del potere giudiziario da quello politico-amministrativo, si stanno muovendo concordi e compatte le armate della reazione oligarchica, di destra e di sinistra. Ciò è emerso chiaramente anche nella trasmisssione televisiva.&lt;br /&gt; Ai tempi del governo di centro destra le invasioni di campo del potere politico amministrativo in quello giudiziario erano certamente deprecabili, ma perlomeno erano solo verbali. Con questo governo di centro sinistra, dichiaratosi solidale con l'operato del ministro Mastella, si giunge al punto di  intimidire un magistrato e con ciò tutta la magistratura, con trasferimenti ed avocazioni di limpido stampo mafioso.&lt;br /&gt; La situazione appare travalicare la "normale" dialettica politica tra schieramenti diversi, siamo alle soglie del golpe, effettuato senza armate di generali ma con le truppe ben più insidiose di una burocrazia asservita e moralmente imputridita?&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id40"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-8954151917934425911?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/8954151917934425911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=8954151917934425911' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8954151917934425911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/8954151917934425911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/una-nota-cot-dellaffaire-mastella-due.html' title=''/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-63503786834264670</id><published>2007-10-22T10:16:00.000-07:00</published><updated>2007-10-22T10:20:48.666-07:00</updated><title type='text'>Ritagli</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id78"&gt;Dal Corriere della Sera:&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id79"&gt;&lt;br /&gt;Costituzione, le riforme e l’antipolitica. I conservatori della carta&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id75"&gt;di Angelo Panebianco &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id73"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id83"&gt;Uno dei paradossi che caratterizzano la nostra democrazia può essere così sintetizzato: da un lato, la consapevolezza della radicale inadeguatezza della nostra carta costituzionale, del fondamentale contributo che essa ha dato e dà alle tante inefficienze della democrazia italiana è universalmente diffusa. Al punto che da circa trent’anni si tenta, senza mai riuscirci, di modificarla in profondità. Dall' altro lato, schizofrenicamente, si continua a circondare la Costituzione del '48 dell'aura del mito, spargendo retorica sugli «istituti di libertà e democrazia » che essa egregiamente difenderebbe. Come si spiega la singolare coesistenza (talvolta nelle stesse persone) della consapevolezza dei gravi difetti del testo costituzionale e di cotanta vis retorica? In linea di principio non è sbagliato tentare di difendere una costituzione mitizzandola a volte anche al di là dei suoi autentici meriti. Però, ne deve valere davvero la pena. La varrebbe se la nostra fosse simile a quella britannica (che non è un unico testo scritto ma un insieme di convenzioni e di statuti accumulatisi nei secoli), a quella americana o a quella francese della Quinta Repubblica, poiché quelle costituzioni hanno reso buoni servigi alle rispettive democrazie. Ma come si può credibilmente diffondere tanta retorica intorno a una carta costituzionale che ci ha regalato una democrazia acefala, ossia priva di un capo di governo dai forti poteri, e assembleare (l'assemblearismo è una degenerazione del parlamentarismo), un mostruoso bicameralismo simmetrico, e ben 56 governi in meno di sessant'anni, dal '48 ad oggi? E sto parlando, sia chiaro, solo della seconda parte della Costituzione, relativa ai poteri dello Stato e ai rapporti costituzionali. Non mi dilungo, invece, sulla prima parte, quella attinente ai cosiddetti «valori costituzionali ». Mi limito solo a osservare che una Repubblica democratica fondata sul «lavoro» anziché sui diritti di libertà, e nella quale il diritto di proprietà e la libertà economica sono stati rigidamente separati dai diritti fondamentali, ha sempre creato notevoli problemi alle libertà: ad esempio, ci ha lasciato senza anticorpi e difese contro gli eccessi di statalismo e di dirigismo, vizi nazionali dai quali non riusciamo tuttora a sbarazzarci. Non è chiaro perché di questa schizofrenia non riescano a liberarsi nemmeno uomini di qualità e di spessore come, ad esempio, l'ex ministro per la Funzione pubblica, Franco Bassanini. Da un lato, Bassanini apprezza a tal punto le democrazie governanti (quelle vere) da accettare di entrare in una commissione di studio voluta dal f r a n c e s e N i c o l a s Sarkozy, un presidente i cui (enormi) poteri dipendono dalla Costituzione della Quinta Repubblica. Dall'altro lato, Bassanini contribuisce a promuovere un documento, firmato da numerose personalità, teso a ottenere dal costituendo Partito democratico l'impegno a immolarsi sull'altare del più ortodosso conservatorismo costituzionale, a difesa di una Costituzione in virtù della quale abbiamo, e continueremo ad avere fin quando resterà in vigore, una democrazia assembleare e non governante. Poiché chiedere, come fa quel documento, un impegno a blindare l'articolo 138 (quello che riguarda le revisioni costituzionali), equivale a pretendere che mai una vera riforma della Costituzione possa essere realizzata.La Francia, nel 1958, spazzò via, grazie a de Gaulle (all'epoca, stupidamente, considerato un fascista da tanti anche in Italia), una pessima Costituzione molto simile alla nostra e ben pochi colà la rimpiangono. Da noi non è possibile. Troppi sono affezionati ai poteri di veto diffusi, alle capacità di interdizione che la democrazia acefala e assembleare assicura anche alla più piccola delle corporazioni: a scapito, ovviamente, del potere decisionale dei governi. Come ha confermato anche il referendum che ha respinto la riforma costituzionale voluta dal Polo. Riforma che non era, come per eccesso di faziosità si dice nel documento sopra citato, una «controriforma » (lo ha ricordato Piero Ostellino sul Corriere): era piuttosto un riforma con chiari e scuri, che conteneva alcune cose buone (il rafforzamento del potere del premier, la riduzione dei parlamentari, qualche correttivo alla folle riforma del Titolo Quinto voluta dal centrosinistra) e alcune cose cattive (soprattutto, un pasticcio in materia di poteri del Senato). Si dice: la Costituzione ha garantito la democrazia e la libertà anche quando il Paese era diviso fra comunisti e anticomunisti.Mano.Agarantire democrazia e libertà, all'epoca, fu la nostra appartenenza al blocco occidentale e a un'Europa in costruzione. Ciò che quella Costituzione «garantì » fu il fatto che la nostra democrazia fosse una delle più inefficienti all'interno di quel blocco. Peraltro, abbiamo potuto constatare, fin dagli anni 90, che le riforme del sistema elettorale, pur necessarie, non sono sufficienti per ottenere stabili democrazie governanti. E’ un punto, quest’ultimo, sul quale concordo con Andrea Manzella (la Repubblica di ieri) dal quale però mi divide la mia minore deferenza per lo «spirito costituente» del ’47 e, tenuto conto dei gravi errori (riconosciuti dallo stesso Manzella) allora commessi, per la «maggioranza costituzionale » dell’epoca. Siamo costretti a tenerci, antipolitica permettendo, la carta costituzionale che abbiamo e, con essa, la democrazia acefala e assembleare, con la sua paralisi e le sue mille inefficienze. Ci si risparmi almeno la retorica.&lt;/div&gt;Angelo Panebianco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id="ms__id65"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id66"&gt;Dal Corriere della Sera del 08.10.2007&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id68"&gt;&lt;br /&gt;Il mito della spesa&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id69"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id70"&gt;Il Pd e la sua cultura economica Il Partito democratico affronta oggi a Roma, a una settimana dalle primarie per la scelta del suo primo segretario, il tema della «cultura economica » del nuovo partito. Due a me sembrano le questioni centrali: le tasse e la concertazione come metodo di lavoro del governo. L'attuale maggioranza ha fatto dell'Elogio delle tasse il suo motto: «Le tasse sono una cosa bellissima », ha ripetuto ancora ieri il ministro dell'Econom ia Tommaso Padoa-Schioppa. Immagino lo pensi anche delle tasse che pagano le famiglie povere per consentire ai figli dei ricchi di frequentare gratis quell'università che ai loro figli spesso è preclusa. Anche l'aliquota del 30% che paga un lavoratore dipendente per consentire allo Stato di tassare solo al 12,5% i Bot detenuti da un ricco rentier. In due anni la maggioranza ha aumentato la pressione fiscale di due punti e mezzo, ma le spese delle amministrazioni pubbliche sono rimaste là dove Berlusconi le aveva lasciate: con questa legge finanziaria continueranno ad assorbire al netto di interessi e investimenti il 40% del reddito nazionale. Questa cifra non è né troppo alta né troppo bassa: in alcuni Paesi lo Stato spende di più, in altri di meno. Il problema è che la nostra spesa pubblica non aiuta i cittadini che più ne avrebbero bisogno. Non finanzia sussidi di disoccupazione generalizzati; non aiuta le famiglie con figli piccoli (certamente non tanto quanto esse sono aiutate in Paesi in cui lo Stato spende di meno, come in Gran Bretagna); non finanzia borse di studio; non fa quasi nulla per aiutare i poveri e le famiglie a rischio di povertà. Al 20% delle famiglie più povere va solo il 12% di tutto quello che spendiamo in welfare, contro il 34% in Gran Bretagna, il 25% in Svezia, il 20 in Germania e Francia. Un terzo dei fondi stanziati a luglio per aumentare le pensioni minime andranno a famiglie che appartengono alla metà più ricca del Paese: il 10% più povero riceverà le briciole, solo il 12%. Le imprese, pubbliche e private, ricevono, sotto forma di aiuti pubblici, 15 miliardi di euro l'anno: denaro che spesso non va agli imprenditori più meritevoli, ma a quelli più abili nel frequentare le cene romane e i corridoi ministeriali. Quando i nostri figli andranno in pensione, in Italia vi saranno sette anziani ogni dieci persone in età di lavoro. Cioè dieci persone in età di lavoro dovranno produrre abbastanza per sostenerne oltre 17 (oltre, perché ci saranno anche dei bambini e dei ragazzi in età scolare). Ciononostante per consentire ai cinquantottenni di oggi di andare in pensione a Natale (e con il metodo retributivo), il governo spende 10 miliardi, prelevandoli con un aumento dei contributi a carico dei giovani precari. Non si tratta quindi, come propone Walter Veltroni, di costruire «un fisco più giusto». Il problema è ridurre la spesa perché questa spesa aiuta soprattutto coloro che sono abbastanza furbi, o abbastanza potenti, ad avvantaggiarsene. Cancellare la concertazione come metodo di lavoro del governo è il primo passo, altrimenti la spesa continuerà a fluire verso chi è rappresentato al tavolo della concertazione, e non sono certo i poveri, i giovani, le donne sole con figli. E poi occorre il coraggio di abbandonare l'illusione illuminista che questa spesa possa essere «riqualificata », resa meno ingiusta, più efficiente. La spesa migliorerà solo quando il cittadino si accorgerà che talvolta i privati possono offrire gli stessi servizi che offre un'amministrazione pubblica, ma in modo più efficiente e a costi inferiori. Agli inizi del secolo scorso più spesa pubblica voleva dire più stato sociale, meno disuguaglianza. Oggi spesso vuol solo dire più privilegi. Ma questo è un guado che la sinistra fa ancora fatica ad attraversare&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id81"&gt;Francesco Giavazzi&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id82"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-63503786834264670?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/63503786834264670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=63503786834264670' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/63503786834264670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/63503786834264670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/ritagli.html' title='Ritagli'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-3710316648165003216</id><published>2007-10-21T03:53:00.000-07:00</published><updated>2007-10-21T03:59:20.287-07:00</updated><title type='text'>Lezioni di vita</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id36"&gt;Ripropongo, per chi non l'avesse letto, l'articolo di Pierluigi Battista, pubblicato sul Corriere della Sera del 19 ottobre. Per chi crede ancora che la politica sia possa essere animata dalla passione, non solo dalla convenienza personale.&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id39"&gt;A. Amati&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id37"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id38"&gt;Pamuk e Lessing, una lezione&lt;br /&gt;Gli intellettuali alla corte dei politici&lt;br /&gt;di Pierluigi Battista&lt;br /&gt;Da una parte due premi Nobel, Orhan Pamuk e Doris Lessing, che auspicano la liberazione della letteratura dalle pretese asfissianti della politica e dell’ideologia. Dall’altra, in Italia, la folla debordante di scrittori, attori, artisti della penna e del pennello che nel nome di una effimera rivendicazione alla visibilità si accalcano alle porte dei partiti vecchi e nuovi: senza risparmio di imbarazzanti encomi al Capo, peraltro. Pamuk afferma che «mettersi al servizio di una causa distrugge la bellezza della letteratura», e Doris Lessing che «i manifesti uccidono gli scrittori ». Ma c’è da scommettere che, tranne lodevoli eccezioni, l’esortazione di Pamuk e Lessing non riscuoterà molti consensi.&lt;br /&gt;Qui i «manifesti » proliferano, ultimo quello dei registi che si mettono in fila alla Festa romana del cinema per incrementare le già cospicue erogazioni statali per i loro film. E c’è sempre una buona Causa cui consacrare impegno e pubbliche relazioni. E’ tramontato già da tempo il sole dell’«intellettuale organico», ma è come se per scrittori e artisti la solitudine, l’irregolarità, la non appartenenza frutto di una condizione eccentrica e «disorganica » fossero un prezzo troppo salato, una condizione esistenzialmente troppo onerosa e inappagante. Pamuk e Doris Lessing forse avvertono quanto appaia artificiosa e inautentica la mimesi parodistica dell’engagement inscenata da alcuni loro predecessori al Nobel, in primis José Saramago ed Harold Pinter. E le loro parole sembrano indicare simultaneamente il bisogno culturale e letterario di una maggiore sobrietà, di uno stile più appartato, di un definitivo congedarsi dalla figura ieratica dell’intellettuale moderno che si atteggia a «funzionario dell’Umanità ».&lt;br /&gt;Ma in Italia la fine di una stagione militante e ideologica che ha generato, oltre a ottusi dogmatismi e imperdonabili censure, anche una passione creativa ineguagliata nell’èra del disincanto, ha depositato qualcosa di più e di peggio: un’attitudine adulatoria nei confronti della politica che conferma una vocazione cortigiana forgiatasi nei secoli; un’inclinazione subalterna che, spogliata di ogni riferimento ideologico forte, si rivela soltanto come una forma di soggezione supplice verso il potere politico. Dimostrarsi sensibili all’appello di Orhan Pamuk e Doris Lessing comporterebbe per gli intellettuali italiani riconoscere che ciò che di meglio ha partorito la cultura dell’Italia repubblicana è cresciuto al di fuori degli apparati e degli uffici dove si dispensavano gli attestati di fedeltà ideologica: da Montale a Gadda, da Contini a Longhi, da Flaiano a Fellini, da Brancati a Elsa Morante.&lt;br /&gt;Non fuori della politica, la cui febbre travolgente e contagiosa ha anzi grandiosamente fecondato l’arte e la letteratura moderne. Ma nemmeno in un rapporto ancillare con la politica, con le estetiche di partito, con i manifesti, le dottrine, le candidature, i panegirici, con il moltiplicarsi delle buone Cause. Riconoscere questa eredità, l’unica a restare salda nelle macerie ideologiche del passato, permetterebbe di afferrare il divario stridente tra le parole accorate dei due Nobel e il modo con cui la cultura italiana si adopera per stringere rapporti pericolosi con la politica, con eccessi che mettono in imbarazzo gli stessi politici. Lontana dagli eroismi di un tempo lontano e succube del clamore dei media. Per un posto al sole che non è nemmeno più il sol dell’avvenire.&lt;br /&gt;19 ottobre 2007 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-3710316648165003216?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/3710316648165003216/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=3710316648165003216' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3710316648165003216'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3710316648165003216'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/lezioni-di-vita.html' title='Lezioni di vita'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-6205258832026983163</id><published>2007-10-18T10:27:00.001-07:00</published><updated>2007-10-18T10:28:46.491-07:00</updated><title type='text'>lettera di Daniele Capezzone</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id61"&gt;&lt;br /&gt;Consigli al centrodestra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;By Daniele Capezzone, on giovedì 18 ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non troppo tempo fa, in occasione del lancio di non so più quale romanzo di Walter Veltroni, una nota scrittrice, in una indimenticabile -chiamiamola così- recensione, non ebbe remore né scrupoli, e fece i nomi di Pirandello e Musil: anche il Corriere della Sera non ebbe remore né scrupoli, e pubblicò tutto in bella evidenza. Figurarsi se, dopo le primarie di domenica scorsa, qualcuno avrà remore o scrupoli, ed eviterà di fare i nomi di Blair o di Sarkozy.&lt;br /&gt;Fuor di scherzo, dopo l’indubbio successo numerico delle primarie di domenica, non occorre troppa fantasia per comprendere quale sarà la strategia di Veltroni: creare, sia pure in modo (apparentemente) morbido, una nettissima cesura di immagine rispetto all’era Prodi. Alimentare la convinzione che vi sia un “prima” e un “dopo”, e che il “dopo” non abbia nulla a che vedere con i diciassette-mesi-diciassette di uno dei Governi più screditati della storia della Repubblica.&lt;br /&gt;Invano, quindi, si chiederà conto a Veltroni delle attività o dei misfatti del Governo: Veltroni agirà tamquam Prodi non esset, come -cioè- se vi fosse una sorta di estraneità tra il PD e la vecchia compagine governativa. Si pensi al pasticciaccio del welfare: in questi giorni, Veltroni è riuscito a non pronunziare una sola parola sull’argomento.&lt;br /&gt;Il resto del compito sarà affidato alle …“recensioni”. Gli editorialisti “giusti” sapranno ogni giorno cogliere le sgrammaticature e gli svarioni di Prodi (che, effettivamente, si fanno sempre più imbarazzanti: e solo qualche “ultimo -o penultimo- giapponese” sembra non accorgersene…), e, contemporaneamente, sapranno illuminare i tratti innovativi, perfino di rupture, della NFV (Nuova Fase Veltroniana). Veltroni stesso alimenterà questo corso delle cose: e -credo- si permetterà molto presto il lusso di qualche intervento assai meno vago, fumoso ed evasivo, rispetto a quanto detto finora (peraltro, se venisse qualche proposta interessante, sarebbe un bene per tutti, ovviamente). E comunque, alla luce di tutto questo, c’è da scommettere su una consistente crescita, anche nei sondaggi, del PD.&lt;br /&gt;Aggiungiamo che pezzi consistenti dell’establishment italiano, a propria volta convintisi della impresentabilità del Governo Prodi, sono entrati nell’ordine di idee di liquidarlo. Ma, nello stesso tempo, mossi da una incancellabile ostilità nei confronti di Berlusconi, sono pronti a tutto pur di evitare elezioni subito, e spingono per un governicchio destinato a durare più di qualche mese. Dopo di che -è la loro speranza, ma anche il loro obiettivo-, passato almeno un annetto, Berlusconi potrebbe essere meno avvantaggiato di oggi, Veltroni sarebbe certamente cresciuto in immagine e nei numeri, e -allora- potrebbe nascere una “cosa nuova”, più o meno da presentare come liberale e riformatrice, pronta ad allearsi con Veltroni, in nome del “nuovo conio”, e allo scopo di scongiurare il ritorno dell’odiato Cavaliere a Palazzo Chigi.&lt;br /&gt;E’ per questo che il centrodestra, a mio avviso, farebbe bene a non sottovalutare gli eventi in corso. Ed è per questo che non dovrebbe solo adagiarsi sulla pessima prova di governo dell’attuale centrosinistra, ma avrebbe il dovere di mettere in campo alcune idee-forza, alcuni obiettivi concreti, qualcosa che possa ricreare un “mainstream”. Proprio Blair e Sarkozy ci hanno insegnato che il punto non è scegliere una “collocazione” centrale o centrista nella cartografia politica, quanto piuttosto definire un’agenda, stabilire di cosa parlare (e su cosa far parlare gli avversari), scegliere il terreno lessicale e contenutistico di gioco.&lt;br /&gt;Nel nostro piccolo, noi di Decidere.net abbiamo offerto a tutti 13 questioni concrete, a partire da una rivoluzione fiscale possibile: il passaggio in cinque anni ad una flat tax del 20%. E abbiamo già chiarito, con cifre e dati, che questo obiettivo apparentemente irraggiungibile è -invece- lì, a portata di mano. Ciascuno comprende cosa significherebbe affrontare una campagna elettorale con un simile elemento di forza dalla propria parte.&lt;br /&gt;Ma anche al di là delle nostre proposte, resta -per tutti- l’esigenza di non “attendere”, di mettere in campo progetti convincenti (e coinvolgenti!) di trasformazione dell’esistente.&lt;br /&gt;Nel ’94 Berlusconi sconfisse la “gioiosa macchina da guerra” perché seppe creare una situazione nella quale a lui poteva essere assegnata la patente di “nuovo” e di “riformatore”, e agli altri quella di “conservatori”. Occhio: perché la “gioiosa macchina da guerra” si sta ricostituendo, e -stavolta- il pilota, abile come pochi altri, sta anche cercando di procurarsi la patente “giusta”.&lt;br /&gt;Scritto da Daniele Capezzone per Il Foglio &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-6205258832026983163?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/6205258832026983163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=6205258832026983163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/6205258832026983163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/6205258832026983163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/lettera-di-daniele-capezzone.html' title='lettera di Daniele Capezzone'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-3083374395901114293</id><published>2007-10-16T03:01:00.000-07:00</published><updated>2007-10-16T03:03:48.296-07:00</updated><title type='text'>spunti di riflessione</title><content type='html'>&lt;div id="ms__id27"&gt;Taglio ed incollo l'articolo del Prof. Sartori&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id31"&gt; pubblicato su &lt;a href="http://www.illegnostorto.com/"&gt;www.illegnostorto.com&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id37"&gt;Andrea&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id30"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id38"&gt;&lt;br /&gt;Lo stupidume elettorale&lt;br /&gt;&lt;a title="PDF" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=19348','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;do_pdf=1&amp;amp;id=19348" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="Stampa" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=19348&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0&amp;amp;Itemid=1','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=19348&amp;amp;pop=1&amp;amp;page=0&amp;amp;Itemid=1" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="E-mail" onclick="window.open('http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=19348&amp;amp;itemid=1','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;" href="http://www.legnostorto.com/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=19348&amp;amp;itemid=1" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Giovanni Sartori   &lt;br /&gt;martedì 16 ottobre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giorni fa Michele Salvati scriveva su queste colonne del «rompicapo dei riformisti». Questo: che una sinistra liberale e di governo «non può vincere né con la sinistra radicale né senza di essa». L'abbiamo già detto in tanti. Ma se lo dice un «esterno», la Casta cestina subito. Se invece lo dice Salvati, che è un protagonista rispettato e importante, la Casta dovrebbe ascoltare. Invece niente, cestino anche per lui.Senza dubbi di sorta (nel capo) il vice di Veltroni, Dario Franceschini, ribadisce che il nuovo sistema elettorale non deve tornare alle «mani libere » di quando le maggioranze si formavano dopo il voto, e che all'elettore non deve essere tolta la «maggiore libertà » di scegliere le coalizioni di governo e il candidato premier. Davvero maggiore libertà? Oppure intollerabile sopraffazione?Quel che so è che nel vituperato passato ho sempre votato e cambiato voto senza problemi, mentre di recente non sapevo per chi votare. Mettiamo, per illustrare, che io mi senta di sinistra. Le sinistre sono tante. Ma invece io mi trovo al cospetto di un indigesto polpettone, di un pacchetto preconfezionato de omnibus rebus et quibusdam aliis, che per metà include proposte che disapprovo. Per esempio, io approvo la pensione a 60 e più anni, la legge Biagi, la priorità di ridurre il debito pubblico; e per di più non mi piace Prodi. Eppure il polpettone mi impone di approvare quel che non voglio; dopodiché mi sento raccontare, ultima beffa, che il povero Prodi fa per me quel che io gli ho chiesto di fare. Ma quando mai? Il programma di governo dell'Ulivo è stato negoziato e parcellizzato tra le oligarchie di partito, e in quella confezione il demos non c'entra per niente. E il sottoscritto ancora meno. E, mutatis mutandis, lo stesso vale se io mi sentissi di destra.Torno a Salvati e al suo «rompicapo». La situazione del «vincere (le elezioni) per perdere (la governabilità)» è una classica situazione no win, di un gioco non-vincibile. E in tal caso la dottrina spiega che il gioco è sbagliato e che va giocato diversamente. Per esempio tornando al normale gioco dei sistemi parlamentari. Cosa osta? Osta soltanto lo stupidume inventato in Italia. Perché solo in Italia si racconta al popolo bue che il Parlamento non deve avere «mani libere», mani libere per cambiare, occorrendo, coalizioni e leader. E' intelligente o stupido tenersi per 5 anni una coalizione paralizzata? Per noi è intelligente; ma per il resto del mondo (e anche per me) è stupido. E' intelligente o stupido godersi per 5 anni un capo del governo che non sa governare? Per noi è intelligente; per il resto del mondo (e anche per me) è stupido.Un ultimo punto. Per salvare un bipolarismo rigido e sbagliato (quello che ci occorre si salva benissimo da solo) noi abbiamo imboccato la china delle coalizioni «massime »: tutti dentro, cani e gatti (più la repubblica di Ceppalonia). Il che contraddice la teoria delle coalizioni, che invece raccomanda coalizioni minimum winning ecioè «minime», il meno estese possibile. E questo perché la dottrina sa da gran tempo che tanto più si allarga e tanto più una coalizione sarà eterogenea e bloccata da conflitti interni. La dottrina sì, ma Prodi no. E se Veltroni ha approvato il testo di Franceschini, allora non lo sa nemmeno lui. È anche un cattivo esordio che Veltroni abbia ricusato il sistema tedesco. Ignoro chi consigli, in materia, il Pd. Speriamo che non siano i soliti noti.Da: corriere.it&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-3083374395901114293?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/3083374395901114293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=3083374395901114293' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3083374395901114293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/3083374395901114293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/spunti-di-riflessione.html' title='spunti di riflessione'/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1659917955421550865.post-4622665877862853183</id><published>2007-10-16T02:34:00.000-07:00</published><updated>2007-10-16T02:43:55.548-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div id="ms__id43"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id55"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id133"&gt;Taglio ed incollo dal sito &lt;a href="http://www.neolib.com/"&gt;www.Neolib.com&lt;/a&gt; l'articolo dell'amico Marco Faraci ed una piccola discussione che spero sia interessante. Da notare: l'ordine cronologico è invertito: i primo commenti sono, in ordine di tempo, gli ultimi&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Daniele, è tempo di decidere!&lt;br /&gt;By Marco Faraci, on lunedì 15 ottobre 2007&lt;br /&gt;Views : 90&lt;br /&gt;&lt;div id="ms__id116"&gt;&lt;br /&gt;Ormai sono passati cinque mesi e mezzo dal varo di Dec!dere.net, il network di Daniele Capezzone.Il bilancio parziale che può essere tratto è solo parzialmente positivo. Se da un lato è stato infatti delineato un interessate programma politico liberale e liberista, dall'altro va riconosciuto che Dec!dere.net non ha sfondato dal punto di vista del seguito e del riscontro mediatico.Nel momento in cui Daniele Capezzone si è di fatto staccato dall'attuale maggioranza di governo, le tv e i giornali, che fino a poco prima erano stati con lui tutto sommato generosi, hanno cominciato ad ignorarlo. La manifestazione sulle pensioni del 22 settembre è stata un'importante occasione di contatto tra le diverse realtà liberali di questo paese, ma è stata al tempo stesso un insuccesso nei numeri, specie se paragonata ad iniziative di piazza di altri colori nelle stesse settimane.&lt;br /&gt;E' difficile pensare che esistano nel medio periodo quegli spazi per una crescita di Dec!dere.net che possano consentire a Daniele Capezzone di disporre un domani di un potere contrattuale superiore a quello che ha in questo momento.Al contrario Daniele rischia semmai di essere penalizzato dalla scarsa chiarezza della sua collocazione.Finora il leader diDec!dere.net ha scelto una tattica tipicamente pannelliana. "Prima i contenuti, poi si vedrà per i contenitori". "Sono gli altri che devono rispondere ai problemi che pongo". "Sono gli altri che devono scegliere se stare con me, non io con loro".I Radicali di Marco Pannella per anni hanno ripetuto questo mantra, con progressivo insuccesso e progressiva irrilevanza. Così facendo hanno disperso un grande patrimonio di voti e di credibilità.Capezzone obiettivamente è meno forte di quanto lo fossero i Radicali alcuni anni fa ed a maggior ragione non può permettersi di affrontare il progressivo logorio della solitudine.Per Daniele è ormai tempo di decidere. Senza maiuscola e senza punto esclamativo. E sono due le decisioni fondamentali che è chiamato a prendere.La prima è quello dello schieramento in cui intende impegnarsi, dello schieramento che vuole cercare di migliorare. Non potrà aspettare che la montagna vada da Maometto. E' Maometto che deve decidersi ad andare alla montagna.La seconda riguarda le modalità della sua presenza nello schieramento. Capezzone deve scegliere e perseguire un progetto in buona sostanza individuale, muovendosi in un certo senso all'americana", oppure se impegnarsi in un progetto di valenza più ampia, facendo squadra con altri liberali e liberisti nell'ambito di un movimento o partito unitario.Da questo punto di vista se Daniele sceglierà il centro-destra non troverà certo terra bruciata, bensì troverà movimenti e personalità che da tempo si battono in quella parte politica a difesa del concetto liberale di libertà. Con queste realtà - ed in particolare con la più significativa tra queste, i Riformatori Liberali di Benedetto Della Vedova - Daniele dovrebbe avviare un serio confronto.Oggi la politica italiana vede rappresentate, in una miriade di partiti, tutte le tendenze politiche, d eccezione proprio di quella liberale. Questa assenza è pesante ed ha gravi conseguenza. L'auspicio è quindi che finalmente si pongano le basi per una forza politica elettoralmente rappresentativa che dia voce alle istanze liberali e liberiste.L'incontro tra Benedetto Della Vedova, Marco Taradash e Daniele Capezzone potrebbe porre le basi di una simile compagine - ma tutto passa innanzitutto dalle decisioni che Dec!dere.net dovrà prendere. Decisioni che a questo punto non possono più essere rimandate.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;a title="Send to friend" onclick="window.open('http://neolib.eu/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=80&amp;amp;Itemid=52','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;" href="http://neolib.eu/index2.php?option=com_content&amp;amp;task=emailform&amp;amp;id=80&amp;amp;Itemid=52" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;By: andrea amati (Registered) on 15-10-2007 16:15&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('collapsed-comment166', 'expanded-comment166')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;[-] Collapse comment&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment166', 'collapsed-comment166')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;difendo i contenuti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: andrea amati (Registered IP 62.94.234.45) on 15-10-2007 16:15&lt;br /&gt;I contenuti contano caro Pacor, devono contare. Se tu avessi ragione non starei neanche a perdere tempo su questo ed altri siti simili. E tu neanche. In altri Paesi le ragioni dell'intelligenza e della moderazione hanno avuto successo. In Italia sembra che ci entusiasmino solo le faziosità inutili. Ma chi la dura la vince no? by the way, tertium non datur&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;» &lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment164', 'collapsed-comment164')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Daniele deciditi!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: LucaF. (Guest) on 15-10-2007 12:16&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('collapsed-comment164', 'expanded-comment164')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;[-] Collapse comment&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment164', 'collapsed-comment164')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Daniele deciditi!&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: LucaF. (Guest IP 157.27.6.113) on 15-10-2007 12:16&lt;br /&gt;L'articolo e i commenti qua presenti sono oggettivamente lo specchio di una realtà che ho più volte preventivato quale rischio. Daniele deve decidere, e dato che le premesse e i dialoghi con le altre forze politiche sono già in cantiere atttorno a Decidere.net se davvero non vuole ridursi a fare solo opinionismo, ma vera e concreta politica riformatrice, deve iniziare a lanciare un tavolo unitario di tutte le forze liberali, liberiste, libertarie e laiche che pur considerando il centrodestra loro ambito bipolare, non rinunciano a considerarsi portatori di principi e valori che ora come ora risultano sempre più distanti dalle ambizioni e dalle politiche portate avanti dal contenitore democristiano Fi e da quello conservatore AN. Non possiamo ridurre il liberalismo entro un PDL che cercherà aspramente di contendersi il voto cattolico con il PD. I liberali devono unificarsi in autonomia per contare veramente a livello mediatico ma soprattutto di contenuti. Sul forum di Decidere ho scritto una proposta a tappe su come dovrebbe avvenire tale progetto unitario liberale, utile per un centrodestra che altrimenti rischia pure di perdere gran parte dei consensi fin qui ottenuti, per incapacità manifesta di Prodi. Daniele non può aspettare ancora molto, anche perchè se il governo cade, l'anno prossimo si vota, quindi entro pochi mesi sarebbe auspicabile iniziare a lanciare una costituente e uno statuto aperto e coerente per trasparenza ai liberali e alla partecipazione spontanea dei sostenitori. Le iniziative di opinione servono se sono suffragate dalla politica dei fatti, Daniele mi pare che a volte tenda a considerare ancora una politica dell'attendismo e della concertazione quale valido mezzo per poter apparire e contare. Si conta non solo se si hanno idee ma anche capacità di rischiare politicamente. LucaF.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div id="ms__id99"&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" style="CURSOR: default" onclick="return toggleComment('expanded-comment163', 'collapsed-comment163')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Oggi i contenuti non contano niente.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: Gionata Pacor (Guest) on 15-10-2007 10:45&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment163', 'collapsed-comment163')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Oggi i contenuti non contano niente.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: Gionata Pacor (Guest IP 172.158.21.68) on 15-10-2007 10:45&lt;br /&gt;Caro Amati,  oggi purtroppo i contenuti non contano niente. Lo dimostra il fatto che Daniele ha fatto 2 mesi di pubblicità alla sua manifestazione di Milano e sono venute 200 persone. Andando avanti così decidere è destinato a fallire miseramente. Poi tieni conto che Daniele ha sempre detto di non voler fare un partitino, e questo esclude l'opzione di un partitino fuori dalle coalizioni. Infine... per favore... non parlarmi di personalismi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;»&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment162', 'collapsed-comment162')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Daniele come Davide?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: andrea amati (Registered) on 15-10-2007 10:00&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('collapsed-comment162', 'expanded-comment162')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;[-] Collapse comment&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onmouseover="this.style.cursor='pointer'" onclick="return toggleComment('expanded-comment162', 'collapsed-comment162')" onmouseout="this.style.cursor='default'"&gt;Daniele come Davide?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;By: andrea amati (Registered IP 62.94.234.45) on 15-10-2007 10:00&lt;br /&gt;Bravo Faraci, tuttavia il vecchio mantra pannelliano (ormai da Pannella abbandonato) non mi pare così disdicevole. Nella confusione di partiti auto-nominati liberali che popolano gli opposti schieramenti (liberali che aderiscono al partito democratico, partiti liberal-denmocratici che non aderiscono al partito democratico, liberali che stanno con Forza Italia, partito questo che, diciamolo francamente, di liberale non ha proprio niente, Riformatori Liberali), i contenuti sono importanti. L'individualismo patologico è forse il male oscuro che affligge i liberali italiani, divisi e dispersi in mille micro-entità. L'esigenza primaria è quella di ritrovarsi, non per agitare inutili bandiere, ma per evidenziare dei contenuti. Per me è il momento giusto e non dobbiamo perdere l'occasione: infatti con gran fanfara è nato un macro-partito che brilla per la sua totale assenza di contenuti. Forse un piccolo partito ricco di contenuti potrebbe opporsi validamente, come il piccolo David al possente Golia. Sempre che il piccolo David non venga prematuramente abortito. Con stima, Andrea Amati&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1659917955421550865-4622665877862853183?l=deciderelaspezia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/feeds/4622665877862853183/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1659917955421550865&amp;postID=4622665877862853183' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/4622665877862853183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1659917955421550865/posts/default/4622665877862853183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://deciderelaspezia.blogspot.com/2007/10/taglio-ed-incollo-dal-sito-www.html' title=''/><author><name>andrea amati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08155622841785424364</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
